Southwest – diario di viaggio: prima parte

(la versione ‘diario day-by-day’ scritta mentre eravamo in viaggio la trovate sulla nostra pagina Facebook. Qui sul blog proviamo ad essere un po’ più posati e magari più utili per chi volesse replicare la nostra esperienza)

Day 1: Los Angeles – Joshua Tree – Kingman

Roy's gas station route 66
Roy’s Motel Cafè & Gas Station @ Route 66

Dopo mesi passati a ripassare tutta la filmografia western prodotta dal 1939 ad oggi, arriviamo FINALMENTE in California, pronta a lasciarla immediatamente.
Con il senno di poi devo dire che la nostra prima tappa del viaggio è assolutamente evitabile: mi dispiace, caro Joshua Tree National Park, ma in confronto a quello che abbiamo visto dopo non meriti il nostro tempo. Scusa.
Il resto della giornata lo passiamo in mezzo al deserto sulla Route 66 (di cui parliamo meglio qui), tra rapinatori che si sono riciclati gestori di pompe di benzina (5$ al gallone è estorsione), treni merci che occupano letteralmente tutto l’orizzonte da quanto sono lunghi e tane di serpenti che non siamo riusciti a capire se fossero piene o vuote MA NON ABBIAMO CONTROLLATO CON METODO SCIENTIFICO.
Arriviamo a Kingman distrutti a causa del caldo: la fretta di lasciare la California ci ha fatto scordare di prendere tutto il necessario per affrontare il deserto e la sera siamo talmente cotti che finiamo in un posto hipster a cena.
Un posto hipster. A Kingman, Arizona. Capito cosa fa il caldo? Questo dovrebbe dire StudioAperto, questo.

Joshua Tree
Joshua Tree National Park

Day 2: Kingman – Williams – Grand Canyon – Flagstaff

Kingman, comunque, è un’onesta cittadina sulla Route 66, con un diner che è praticamente la versione reale del LEGO® Creator Expert – 10260 – Downtown Diner. Molto fico.
Segue Seligman che è la città di Cars e non è un modo di dire: è proprio l’angolo di mondo che ha ispirato Radiator Springs. In pratica Lasseter va in vacanza sulla Route per distrarsi dalle fatiche di Toy Story 2 e stare un po’ con la famiglia e dopo venti minuti ha un’idea per una delle saghe di maggior successo del cinema d’animazione. Noi dopo venti minuti a Seligman non abbiamo avuto alcuna epifania, ma c’è anche da dire che nessuno di noi usa camicie imbarazzanti come quelle di Lasseter, quindi 1-1, palla al centro.
La Route 66 prosegue per Williams dove ci siamo comodamente seduti a pranzare su una sedia a dondolo di metallo mentre un cowboy suonava un sacco di canzoni bellissime. Mi chiedo ancora perché io non sia rimasta lì.
Facciamo finta di nulla, ma ci avviciniamo a grandi passi al primo momento topico del viaggio: il Grand Canyon National Park.
Il Grand Canyon funziona che arrivi e ti girano le palle perché ci sono MIGLIAIA di persone e tu sei convinta che non vedrai niente e un qualche cretino con lo zaino gigante ti spingerà già dal canyon e morirai e l’Italia dovrà dichiarare guerra al paese del cretino per ristabilire l’onore. Invece no.
Cioè, sì, arrivi e ci sono banchi di persone che manco al mercato il sabato mattina, ma poi, dopo una manciata di passi, il vociare continuo si stoppa improvvisamente. Io non so cosa ci sia qui di ‘magico’ (non è il posto più bello che vedremo), ma arrivi e ti manca il fiato. Le parole. I pensieri.
Arrivi sul bordo, guardi e pensi: ‘Ah’. Annientato e rinfrancato, allo stesso tempo. Annientato perché è veramente inconcepibile, nel vero senso della parola. Rinfrancato perché è bello vedere che ci sono cose ancora in grado di zittire una massa variegata di essere umani.
Il Grand Canyon è talmente figo che tra cellulari e macchine fotografiche contiamo una cosa come 300 foto. E in NESSUNA viene resa minimamente la profondità di quello che abbiamo visto.
Benvenuti in una nuova definizione di ‘inutilità’.

Grand Canyon National Park
Grand Canyon National Park

Day 3: Flagstaff – Petrified Forest – Painted Desert – Flagstaff

Io vorrei sapere perché Flagstaff non è annoverata tra le mete imprescindibili per un viaggio USA. Non solo è una città carinissima piena di gente super gentile, ma è pure circondata di mille cose fighe da fare. Tipo? Tipo il parco della Petrified Forest che comprende anche il Painted Desert. I trail in questo parco sono molto brevi e semplici, ma la vista è incredibile: rocce bianche, rosa, viola e BLU (!) fanno da sfondo a quel che resta di una foresta pietrificata. Tutto sembra inventato da uno sceneggiatore con una fervida immaginazione, perché ogni squarcio sembra irreale: la parte più pazzesca è, ovviamente, la Blue Mesa, ma il loop trail nella Crystal Forest vi può far vedere da vicinissimo i tronchi pietrificati. NON FATE I SOLITI ITALIANI: non prendetevi pezzetti di alberi, che poi vi controllano all’uscita (giuro), vi arrestano e dobbiamo venirvi a prendere. Santiddio, ma non ce la fate proprio a non fare casino?
La sera ci godiamo Flagstaff e il suo centro, piccolo ma curatissimo. Ho già detto che Flagstaff dovrebbe essere una visita obbligatoria? Ecco.

Blue Mesa Trail
Blue Mesa Trail @ Petrified Forest National Park

Day 4: Flagstaff – Sedona – Kayenta

bell rock
Relax @ Bell Rock – Sedona

Dopo la scarpinata della Petrified Forest (che sì, è piena di trail facilissimi, ma son comunque 50 gradi all’ombra. Che non esiste), volevamo passare una giornata tranquilla. Infatti abbiamo finito per scalare rocce.
Lasciata presto Flagstaff (con la morte nel cuore) ci spostiamo in direzione Sedona, il centro hippie dell’Arizona. Perché due persone come noi siano finite in un posto così è una roba che mi chiedo ancora adesso, ma per fortuna ogni tanto la frase ‘vabbè, andiamo a vedere ‘sta cazzata’ porta bene.
Uno di questi famigerati ‘vortici energetici’ è nei pressi del Bell Rock, ma appena arriviamo vicini ci mettiamo le scarpe da trekking e saliamo. I colori di questa parte dell’Arizona sono pazzeschi: la terra e le rocce sono rosse come il sangue, ma la vegetazione è verdissima e il cielo sembra dipinto. Forse per rimetterti in pace col mondo basta sedersi e ammirare questo spettacolo. Cosa che infatti abbiamo fatto e che suggeriamo caldamente (no pun intended). Tra l’altro, essendo una città hippie, potete pure sedervi al ristorante coperti di polvere: nessuno oserà lamentarsi. O notarvi. Sedona è comunque una città ricchissima, quindi non è proprio un riferimento corretto per la qualità di vita in Arizona. Compensiamo dirigendoci a Kayenta, uno degli angoli più poveri e tristi di questa parte di Stati Uniti. Grazie al cielo siamo alle porte della Monument Valley.

Roadtrip 1 – Da Los Angeles a Kayenta

3 risposte a "Southwest – diario di viaggio: prima parte"

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