La madre di tutte le strade: la Route 66

L’idea è di aggiornare questo post man mano che visitiamo nuovi ‘pezzi’ di Route 66, tanto diciamocielo: siamo sempre in US!

LA PARTENZA – Illinois

Nel nostro roadtrip del midwest non potevamo perdere l’inizio della Route 66, situato in Adam Street, praticamente di fronte al Chicago Art Institute.

Seguire la Route non è facilissimo: a volte si sovrappone ad altre strade, a volte si perde, a volte del percorso originale restano solo pezzi di asfalto, a volte ti ritrovi su una serie di buche mentre 20 metri più in là c’è una strada perfettamente asfaltata che ti chiama, ma la magia è anche questa.

La nostra prima tappa, da bravi cinefili, è Joliet e la sua prigione, set sia di The Blues Brothers che delle prime due stagioni di Prison Break (madonna, ma quanto è calata alla fine ‘sta serie? Che tristezza).

Proseguendo sulla Route 66 a Wilmington troviamo un muffler man (una sorta di enorme statua pubblicitaria in resina) chiamata Gemini Giant, dal nome del programma spaziale degli anni ’60. Non pubblicizza più nulla dato che il ristorante di fronte è chiuso, però è una cosa talmente americana che la sola visita dovrebbe vale mezza Green Card.
L’entusiasmo di Andrea (che teme sempre l’effetto ‘turista’) è palpabile: ‘Ma che cazzo sarebbe ‘sta roba?’. Vabbè, dopo Joliet è difficile mantenere alta la sua attenzione.

A Dwight arriviamo in un centro visitatori ricavato in una vecchia stazione di servizio Texaco degli anni ’30. Praticamente viaggiamo nel tempo e nello spazio.

Arriviamo a Pontiac verso pranzo e cogliamo l’occasione per fermarci all’Old Log Cabin Restaurant, costruito nel 1926 e ancora in funzione. Il resto della città, poi, è ricco di murales, ma ci siamo limitati a passarci davanti in auto, complice anche Waze che senza motivazione apparente era momentaneamente impazzito (a noi succede abbastanza spesso).

Con piccole tappe intermedie, dopo qualche ora entriamo a Springfield giusto in tempo per andare al Lincoln Home Visitor’s Center e visitare la tomba di famiglia e il mausoleo all’Oak Ridge Cemetery. Perdiamo, con sommo rammarico, un drive in ancora funzionante, il Route 66 Twin Drive-In Theater. Andateci voi, vi prego.

Il giorno dopo ripartiamo alla volta di Litchfield, ma a quanto pare Orange is the New Black all’epoca lo guardavo solo io perché non c’è manco un micro cartello che cita come l’intera serie sia girata qui (forse sulla Route 66 basta una sola prigione e Joliet è arrivata prima?).



 

L’ARRIVO – Arizona

Nel nostro tour del southwest abbiamo percorso al contrario la parte finale della Route, incontrando cittadine meravigliose e città che aiutami a dire brutte.

Flagstaff rientra tra le cittadine meravigliose: un piccolo centro, tempo ottimo, persone cordiali e un sacco di escursioni da fare in zona. Purtroppo ci siamo stati solo due giorni e mezzo, ma l’area è davvero ricchissima (Meteor Crater, Walnut Canyon National Monument, Petrified Forest National Park, Painted Desert, Coconino Forest…).

Williams è il punto d’appoggio perfetto per visitare il South Rim del Grand Canyon, ma è anche una cittadina profondamente legata alla Strada Madre, essendo l’ultima ad essere stata bypassata nel ’84 dall’Interstate 40 (che se siete bravi, prenderete il meno possibile).

Seligman la conoscete anche se non ci siete mai stati: è la Radiator Springs di Cars. Ora ci stanno pure marciando sopra un pochino (le riproduzioni di Cricchetto, Doc e gli altri sono un po’ posticce), ma insomma: han ragione.

Kingman è un po’ meh, ma si salva per il meraviglioso Mr D’z Route 66 Diner. Sì, è finto, è ricostruito, tutto quello che volete… Ma ci credono talmente tanto che diventa vero (e poi con un sito così brutto han bisogno di supporto, dai).


4 risposte a "La madre di tutte le strade: la Route 66"

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