Italia: cosa fare a Trieste

Arriva il caldo, qualcuno fa i venerdì corti (spoiler: NON IO) e restare intrappolati in città durante in weekend potrebbe non essere la massima aspirazione di tutti.
Dove andare?

Lo so, non è esattamente una gitarella fuori porta di 10 minuti, ma fidatevi: Trieste val ben il vostro tempo.

PRIMA DI ARRIVARE

Che arriviate in auto o in treno (o boh, credo anche in nave), prima di Trieste c’è Il Castello di Miramare, perché anche nel ‘800 era poco cool restare in città e quindi via di residenze estive al mare: bella idea Massimiliano d’Asburgo, bravo. Il castello è un museo circondato da un parco sempre aperto: parliamo di un posto che una volta era letteralmente una desolazione carsica, quindi il parco è davvero ammirevole.
Visto tutto l’impegno profuso per la salvaguardia, l’ideale è NON FARE IL BAGNO QUI (esattamente come non si fa a Venezia, ma lì è anche una questione di salute): poco più avanti, negli 8 km che separano Miramare da Trieste trovate mille e mille calette che aspettano solo voi (in località Barcola).
Non volete né fare il bagno né entrare a visitare il museo? Personalmente siete pazzi: abbiamo un monumento asburgico a portata di mano, ignorarlo è follia. Ma fermatevi in ogni caso: anche solo passeggiare al castello è fenomenale.

Sempre prima di entrare propriamente in città c’è il meraviglioso Faro della Vittoria, costruito in ricordo ai caduti della Prima Guerra Mondiale: salite per i suoi 60 metri d’altezza e regalatevi una vista incredibile su tutto il golfo. Ma quando vi ricapita, dico io. E dobbiamo ancora mettere piede in città.

TRIESTE

Partiamo subito con la foto che tanto avete visto ovunque e che postano tutti: sì, Piazza Unità è la più grande piazza europea con affaccio diretto al mare e sì, è una figata come sembra.
Io forse neanche a Vienna ho visto tanta asburgicità come qui: la piazza è circondata dal Palazzo della Luogotenenza austriaca (sede della Prefettura), Palazzo Stratti con lo storico Caffè degli SpecchiPalazzo Modello (sede del Comune), Palazzo PitteriPalazzo Vanoli e il Palazzo della Regione che, centralissimo, si becca giustamente il ruolo da protagonista in tutte le foto.
Anche qui lo dico subito: sì, il Caffè degli Specchi è tipo il Quadri o il Florian a Venezia, ‘na roba per turisti fatta per spennarti vivo. Ma se a Venezia l’alternativa sono i bacari (di cui abbiamo già parlato), qui tutta la città è incastonata di caffè storici. E quando dico ‘storici’, intendo che Joyce ci si è seduto e ha scritto. Saba, idem. E non parliamo di Svevo, Stendhal, Hemingway* e mille altri. Tutti posti in cui ti puoi sedere e respirare quello che avresti potuto essere 150 anni fa, sorseggiando caffè di primissima qualità (grazie Illy). In alcuni posti trovi perfino una Sacher che gareggia con quelle viennesi. Oh, qua l’impero si sente tutto.
Ah, cito Venezia non a caso: vicino alla piazza c’è il Canal Grande (in Borgo Teresiano). Bello, ma niente a che vedere con l’originale (oh, andava detto).

* a proposito: ma esiste un posto nel mondo in Hemingway non ha scritto/vissuto/fatto cose? Madonna, se rinasco voglio essere Hemingway. Anche senza la fama, che poi non si dica che non sono modesta.

Se volete restare in zona c’è anche un’altra roba incredibile da vedere: tutto ruota attorno al Colle di San Giusto.
Partiamo dal Castello (vecchio cuore della città) che se beccate il giorno giusto vi offre una vista della città da restarci secchi;
Ci spostiamo poi al Duomo: è una chiesa un po’ schizofrenica perché è l’unione di due precedenti basiliche, ma è davvero carina;
Scendiamo poi fino al Teatro Romano, e no, non è un typo: non ve l’aspettavate a Trieste? E invece c’è pure questo.

Trieste, però, non è solo mare, caffè ed edifici pazzeschi da vedere. Anzi.
La storia recente ha lasciato cicatrici che la città ha deciso di affrontare di petto, per esorcizzarle nel miglior modo possibile: le guerre qui hanno colpito in maniera più profonda che altrove e Trieste te lo ricorda con la grazia di chi non rinfaccia, ma non dimentica. Perché non dimenticare significa (speriamo!) non ripete.
Per questo sono tappe obbligate il Monumento ai Caduti (della Grande Guerra) e la Risiera di San Saba (regalo della Seconda Guerra Mondiale).
Sul primo non voglio spendere troppe parole, perché credo che sarebbero sempre le stesse: è solo uscendo dal mio paesino che ho scoperto che la Prima Guerra in tutto il resto d’Italia è poco più di un trafiletto, mentre alla Seconda si dedicano pagine e pagine. Ecco, qui no. In tutto il nordest la Prima è LA guerra e ogni monumento, fontana, nome di paese te lo ricorda. Non saremo fighi come Milano, ma abbiamo versato sangue a carrettate, è bene ricordarlo.
La Risiera nasce – appunto – come risiera, cioè quel posto dove il riso raccolto dai campi diventa commestibile, e pur mantenendo questo nome diventa una delle pagine più nere del nostro paese.
Anche qui non voglio dilungarmi: andateci e pensate meglio a cosa votare la prossima volta.


2 risposte a "Italia: cosa fare a Trieste"

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