INDONESIA – diario di viaggio: terza parte

Qui la prima parte.
Qui la seconda parte.

Day who knows: Gili air

Gli ultimi giorni alle Gili volano in uno stato di semi-incoscienza, come se non dovessimo mai tornare a casa.

Dopo IL TRAUMA delle scimmie, un po’ di relax ci spettava.

Le Gili sono un posto fenomenale: noi siamo su Air e credo sia stata la scelta perfetta per noi.

Abbiamo visto stelle marine, pesci e tartarughe senza dover prendere la barca, ma solo tuffandoci davanti al nostro hotel.

Abbiamo esplorato altre spiagge e ce n’è una per ogni esigenza: sabbia, rocce, a discesa dolce, a discesa brusca, con il reef, senza il reef…

Stupendo.

Ogni sera ceniamo in un posto diverso, con i piedi sulla sabbia e lo sguardo al mare. Facciamo tutto in maniera talmente lenta che vediamo la marea cambiare. C’è gente, ma non troppa (anzi!).

Non so bene chi devo ringraziare per tutto questo, ma lo faccio lo stesso: grazie.

IN CONCLUSIONE

Quest’anno vacanze corte, quindi siamo già alla fine.

Cosa ci ha insegnato la magnifica Indonesia?
Diverse cose:

  • La distanza è un concetto relativo. Certo, anche la tangenziale di Milano lo sottolinea abbastanza bene, ma se penso che Bali, per esempio, è lunga 150km e per attraversarla tutta in auto ci si mette più di una giornata, le cose ritornano subito in prospettiva. A dorso di mulo quanto sarà, due settimane? Chiaro che son hinduisti, ti servono tutte le divinità possibili per non sbroccare.
  • Il fatto che questo avvenga allo sportello bancomat inficia un po’ il mio discorso, ma prelevi e ti senti in una puntata di Narcos: 15 miliardi di foglietti di carta che non stanno nel portafoglio. Per sicurezza ne do metà ad Andrea e scherzando dico ‘ora puoi scappare alle Bahamas’. Senza neanche alzare lo sguardo, serissimo, mi risponde ‘ma dove scappo che mi hai dato 60euro’. Ah.
  • Però questi prezzi rivelano l’adattabilità dell’animo umano: dopo 3 giorni se un pranzo pet due costa 10euro già urliamo a furto. Cioè, non subito, prima dobbiamo fare il cambio e capire che 29miliardi e mezzo di rupie corrispondono a 10euro. Però poi sì.
  • Più seriamente, l’Indonesia è Islam, Buddhismo, Hinduismo e una spruzzata di altre 3 religioni. Accanto a un tempio c’è una moschea e nessuno si lamenta. Vien da chiedersi perché mai dovrebbero, in effetti. Basta fare al contrario rispetto al barista di James Bond: mescolare, ma non agitare.
  • L’Indonesia è riso fritto e frutta dal sapore talmente intenso da stordirti, è un tramonto viola che domani non puoi vedere per via dello smog, è surf seguito da una rispettosa stretta di mano, è puzza di pesce e profumo di incenso.
  • L’Indonesia è sicuramente un posto che se non visitate, non avete capito niente.

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